Buona pratica periodo 4 – Disabilità

Nella Scuola dell’infanzia Campanella da questo Anno Scolastico è inserita una bambina non udente portatrice di protesi di nome Valentina.

L’esperienza l’abbiamo intitolata “nei panni di Valentina”, abbiamo chiesto ai bambini “Cosa succede se non sentiamo?”

PARTECIPANTI: 2 GRUPPI DA 4 BAMBINE E BAMBINI DI 4 E 5 ANNI, DUE INSEGNANTI

MATERIALE:

“TAPPINI PER ORECCHIE” TIPO PISCINA E FASCE per capelli

VARI OGGETTI DA IDENTIFICARE (una bottiglia di colore giallo, un pennello, un pacco di pasta, un piatto, scotch, un libro)

OBIETTIVI:

-creare un ambiente sempre più inclusivo

-sviluppare l’empatia mettendosi nei panni di una persona con difficoltà

SVOLGIMENTO:

Ai bambini è stata illustrata l’attività, spiegando che avrebbero dovuto indossare i tappi per le orecchie e indovinare l’oggetto indicato dall’insegnante pur non sentendo.

Essendo una situazione particolare è stato chiesto ai bambini se si fossero sentiti a proprio agio in quella situazione, quindi se avessero avuto piacere di partecipare, tutti i bambini hanno accettato e si sono fidati dell’insegnante.

L’insegnante mette a ogni bambino i “tappi” nelle orecchie e una fascia di contenimento per limitare l’udito.

Sul tavolo vengono posti alcuni oggetti, l’obiettivo è capire, nonostante l’impedimento uditivo, quale oggetto prendere su indicazione dell’insegnante che parla a bassa voce.

PRIMO GRUPPO: Alessandro (4 anni), Riccardo (5 anni), Alice (5 anni), Caterina (4 anni)

SECONDO GRUPPO: Leonardo (4 anni), Maria Antonia (4 anni), Gabriele (5 anni), Maria Giulia (4 anni)

La metodologia è stata la medesima per entrambi i gruppi di bambini: messi tappi nelle orecchie e fascia, l’insegnante inizia a porre richieste a bassa voce, in modo che i bambini non sentano:

“Prendi il colore giallo”

“Prendi il piatto”

“Prendi il pennello”

“Prendi il pennarello”

Tutti necessitano di almeno 2/3 tentativi da parte dell’insegnante, inizialmente sono disorientati e in difficoltà, tendendo anche quasi a rinunciare a capire e ad abbassare lo sguardo.

Al termine dell’esperienza, l’insegnante chiede ai bambini come si sono sentiti:

Non sentivo e non capivo, non ero felice” Alessandro, 4 anni

“Non sentivo niente…ma poi ho capito perché la parola giallo è facile…ti ho guardata bene in viso e ho capito ma se la parola fosse stata più difficile avrei fatto più fatica…” Riccardo, 5 anni

“Ero un po’ dispiaciuta di non riuscire a capire…”Caterina, 4 anni

“Mi sono divertita perché sapevo che era un gioco…”Alice, 5 anni

“Mi sono sentita bene quando ho capito…all’inizio non capivo cosa dicevi…” (Maria Giulia, 4 anni)

“Mi è piaciuto mettere i tappi, non ero contento di non capire, sono stato più contento quando ho capito…” (Gabriele, 5 anni)

“Ero contento quando ho capito, non ero contento quando la maestra parlava piano…” (Leonardo, 4 anni)

 

L’insegnante pone l’attenzione sulla sensazione di non sentire, su cosa prova chi non sente.

I bambini, avendo come esempio la compagna Valentina, sottolineano che lei porta l’apparecchio tutto il giorno per sentire, ma per dormire no perché non serve e si potrebbe rompere.

CONCLUSIONI

Questo è un esempio delle tante esperienze che si possono proporre rispetto alle tematiche del periodo: percorsi bendati, movimenti utilizzando una gamba o un braccio…sono esperienze che portano i bambini a mettersi nei panni di chi vive una situazione di disabilità, comprendendone i bisogni ma anche le potenzialità e le strategie per uscire da situazioni critiche.

 

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